Il tuo secondo compleanno

Eccoci qui, un giorno prima del tuo secondo compleanno. Per l’occasione ho chiamato in Oasi e ho detto “cari miei, lunedi Mattia compie due anni, quindi questo weekend non contate su di me!”. Poi sono andata da Marcy e ho detto: “papà, questa domenica si va in montagna!”

Così mi sono svegliata presto, ho cucinato la pappa, ho preparato gli zainetti e siamo montati in auto alla volta di un luogo ancora imprecisato, tanto prima ci fermiamo sempre a prendere il caffè da Lina e c’è ancora tempo per decidere. Le opzioni erano Campolaspierto, sul monte Terminio, o Villa Cimbrone a Ravello, in costiera amalfitana. Impostiamo il navigatore, il tempo più o meno è lo stesso, i km no, così alla fine abbiamo optato per la costiera.

Come puoi vedere dalle foto è stata una splendida giornata, ci siamo divertiti molto. Avevo portato il telo con le tartarughe, così abbiamo fatto un bel picnic sul prato, poi ce ne siamo stati un pó stesi a guardare i raggi del sole che filtravano tra i rami degli alberi e poi abbiamo raggiunto la terrazza dell’infinito, dove ti sei letteralmente innamorato del panorama mozzafiato sulla costiera. Appena hai visto il blu all’orizzonte infatti sei corso verso la ringhiera e sei rimasto a lungo a guardare giù verso quel mare stupendo e le terrazze presidiate dagli alberi di limone. C’era anche un Corvo imperiale che pareva volerci salutare per quanto volava vicino, praticamente alla nostra altezza planando sullo strapiombo, mentre gracchiava sommessamente come a voler sottolineare la sua assoluta dominanza su quei paesaggi stupendi. “È casa mia”, pareva dire altezzoso. Abbiamo camminato a lungo cercando di scoprire ogni angolo della villa e infine siamo usciti alla ricerca di un gelato che potesse trattenerci ancora un pó li prima di fare ritorno a casa. Alla fine persino tu eri stanco! A pochi passi dall’auto hai sollevato le mani e mi hai chiesto di prenderti in braccio.

In questi due anni sono tante le cose che ho cercato di insegnarti ma ancor più sono le cose che ho imparato. Ho provato ad insegnarti a non avere paura di fronte all’ignoto ma di più l’ho imparato io. Ho provato ad insegnarti a rimanere sereno di fronte a una caduta ma sono io a essermi rialzata più forte dopo lo sconcerto e il panico dei primi mesi. Ho provato ad insegnarti ad avere pazienza di fronte alla frustrazione di non essere autonomo e a cercare di diventarlo, ma io per prima mi sono resa più autonoma in

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tanti aspetti della mia vita per essere una mamma migliore ed io per prima sono diventata più paziente. Ho cercato di insegnarti a fare da solo ciò che puoi fare da solo, lasciandoti sperimentare il più possibile e dandoti fiducia e ho imparato che se si da fiducia a un bambino questi può fare tutto, ed era esattamente ció che mi aspettavo di imparare. Tanti sono i genitori che giustificano con “è piccolo” ciò che sono loro a non fare per pigrizia. Non mangia da solo perchè è piccolo (in realtà è perché sporca dappertutto e dopo tocca pulire), non cammina a piedi perché si stanca (ma in verità è perché è più comodo tenerlo legato sul passeggino che corrergli dietro mentre insegue il mondo), non beve dal bicchiere perché non è capace (ma in realtà non è capace perché nessuno gli ha mai permesso di farlo altrimenti poi bagnerebbe dovunque e sarebbe una seccatura asciugare), non va in natura perché è lontano, perché non c’è tempo, perché è ancora piccolo (ma in realtà è perché si temono gli insetti, la terra, il vento, gli spazi aperti, si teme tutto). Poi peró quegli stessi genitori si svegliano all’improvviso una mattina e dicono “sei grande!” e pretendono che il figlio sia autonomo e lo criticano perché non lo è. Ed ecco che, improvvisamente, diventare grande assume un significato negativo, dai contorni spaventosi e quelli che effettivamente non sono più bimbi vogliono restare piccoli. Così nei prossimi anni ti insegneró a diventare grande imparando a farmi indietro, mostrandoti la via e facendomi da parte affinché tu la percorra a tuo modo e col tuo tempo. Eviteró di correre in tuo aiuto ogni volta che inciamperai ma saró pronta a farlo se sarai tu a chiederlo. Ti aiuteró a progettare il tuo piano infinito e a cercare chi sarai tra le ombre e la luce sapendo che il mio compito non sarà quello di aspettarmi qualcosa bensì quello di accettare quel che sarai. Ti spingeró come il vento sospinge la nuvola sapendo che potrei anche mandarti lontano e faró in modo che ad ogni tuo compleanno possa averti insegnato tanto ma ancor di piú possa aver appreso.

Ed ora arrivederci, devo andare a preparare per la festa!

Sali sul letto!

Oggi hai imparato a salire da solo sul letto! Sapevi già scendere da molto tempo, tanto che al mattino quando ti svegliavi, dopo avermi dato decine di baci, tirato inavvertitamente centinaia di capelli, dato un numero indefinito di pedate, testate e gomitate, quando finalmente ti eri stancato di fare milioni di salti e capriole, allora finalmente scendevi e te ne andavi in giro per casa alla ricerca di qualche gioco da lanciare nel lavandino (meglio se pieno d’acqua). Ma oggi hai imparato a salirci, sul letto, e questo vuol dire che da stamattina in poi, quando i giochi da lanciare nel lavandino saranno finiti, allora tornerai da me che intanto mi godevo la tranquillità e ricomincerai a maltrattarmi con baci, calci, carezze gomitate.

Nessun bacio non dato

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Oggi scorrendo la homepage di Facebook mi sono imbattuta in questa foto pubblicata da una mia amica e mi sono commossa. Ecco, io non sono cosí ed è probabile che una foto come questa non l’avrò mai. Il rapporto con mia madre negli anni passati si è deteriorato a tal punto da cancellare ogni possibilità di contatto fisico che non sia la formalità dei due baci sulla guancia quando ci vediamo, come due amici. La lontananza fisica è cresciuta di pari passo con quella dell’anima ma se in parte abbiamo recuperato la seconda, la prima è rimasta intatta, uno stupido pudore non ci ha più consentito di riavvicinarci e siamo rimaste lontane, due elettroni che occupano l’orbotale più esterno. Ecco, io non sono cosí ma voglio diventarlo per te, affinché tu un giorno, ormai adulto, possa sentirti libero di poggiarti sulle mie gambe e farti fare un grattino, una carezza, senza imbarazzo, senza vergogna. Farò tutto ciò che é in mio potere per tenere vuoto il sacco dei non detti, del non fatto, del non compreso, delle piccole delusioni e difficoltà che inevitabilmente accadono nelle relazioni così profonde. Affinché un giorno possiamo entrambi sentirci sazi delle carezze che ci siamo dati, del bisogno reciproco soddisfatto, cosí che quando io non ci sarò più non ti tormenterà nessun bacio non dato, nessun “ti voglio bene” non detto. Affinché tu sia sazio d’amore e di attenzione e, nel ripensarmi, possa sentire ancora una mia carezza sul viso.

Se io mi ammalerò, se tu sarai in collera con me

Capita a volte, piccolo mio, che i genitori si ammalino e lì si veda improvvisamente invecchiati, fragili, privi di forze.

Capita che proprio nel momento in cui hanno più bisogno di te tu ti senta astioso e arrabbiato, in collera nei loro confronti e incapace di dargli l’aiuto che chiedono.

Capita che tu assolva alle loro richieste di malavoglia, senza riuscire a nascondere quell’astio e che loro, già colpiti dalla malattia, soffrano ancor di più per la tua inspiegabile insofferenza nei loro confronti.

Capita di entrare in un circolo vizioso in cui piú li tratti male più ti senti in colpa, più ti senti in colpa più attribuisci la colpa a loro e più li tratti male.

Capita che tu non sappia spiegarti il tuo comportamento, che ti senta sconfitto e sconfortato e che, soprattutto, tu giudichi te stesso per un atteggiamento tanto brutto, tanto ostile, tanto immaturo e che tuttavia tu non riesca a reagire diversamente.

Allora, mio piccolo, prima che ciò accada lascia che io provi a spiegarti il perché e a liberarti dai quegli inutili sensi di colpa.

Quell’astio, quell’insofferenza, quell’odio derivano dalla convinzione piú banale che avevi: tua madre e tuo padre sono le persone più forti, piú coraggiose, piú indistruttibili che tu abbia mai conosciuto. O almeno lo credevi finché una malattia non ti ha fatto scontrare con la realtà e ora che si mostrano in tutta la loro fragilità a te sembra quasi che ti abbiano tradito, sicuramente deluso. Non credevi possibile che anche loro fossero destinati ad invecchiare e non riesci a perdonarli per essersi fatti sconfiggere dal tempo e dalla malattia, non puoi tollerare che si lascino andare. Così li punisci con quella collera, con quel risponder male.

Se un giorno capiterà anche a te sappi che lo comprendo, so come ti senti, e so che se odierai non odierai tua madre e tuo padre ma i loro malanni. Se ti sentirai arrabbiato non ti sentirai arrabbiato con i tuoi genitori ma con il tempo passato troppo in fretta e se ti sentirai smarrito non sarà perchè non hai la forza di reagire ma perchè hai paura di perderli.

A grandi passi

Dalla fine di agosto non fai che stupire. Tutto è cominciato una mattina, eravamo a Baia Domitia per la nostra ultima settimana di vacanza, ci eravamo svegliati da poco, tu eri ancora a letto ed io in cucina a fare colazione mentre ti preparavo il latte. Tra un gesto e l’altro sollevavo gli occhi per assicurarmi che nel tuo rotolare da una parte all’altra del letto non scavalcassi le barricate di cuscini innalzate per non farti cadere. Già, perché non ti muovevi che così, rotolando. Fino a quel momento se ti tenevo per le braccia riuscivi anche a camminare ma non avevi dato cenno di volerti mettere in piedi da solo, quando a un certo punto ho alzato lo sguardo verso di te e…sorpresa! Te ne stavi seduto al centro del letto guardandoti attorno con un’aria interrogativa, come se tu stesso stessi riflettendo su quella nuova prospettiva. Che felicità! Ho subito cominciato ad applaudire e ad esclamare “bravo Mattia!” e tu hai preso a battere le mani e a ridere assieme a me. Da allora non solo hai imparato a sederti sempre meglio (e ad applaudire te stesso ogni volta che lo facevi) ma hai letteralmente compiuto un balzo in avanti sotto tantissimi altri aspetti. Hai cominciato ad alzarti in piedi aggrappandoti con le mani a qualche sostegno, hai imparato a rimanere in piedi appoggiandoti con il corpo in modo da avere le mani libere per afferrare oggetti e giocare, hai cominciato a fare qualche passetto di lato mantenendoti con le mani, ieri hai provato per la prima volta a camminare da solo, hai cominciato a dire nuove parole come “pappa” nel senso di scarpa, “ta” nel senso di Rita, “uauo” nel senso di ragno e hai compreso il significato di moltissimi vocaboli, anche di quelli che diciamo non rivolgendoci a te. A volte riconosci parole così lontane dal vocabolario che usiamo con te che rimango stupita e incredula e la velocità stessa di tutti questi progressi ci ha lasciato a bocca aperta. Nell’aspetto, nella presenza di spirito e nel modo di comportarti sembri un bambino di due anni. Del resto che tu fossi così sveglio si era capito da subito e questo ha influenzato non poco le opinioni di tutti su di te. Quando si parla di te piovono etichette e quella più utilizzata è “terribile”. A volte si è detto “è un bambino difficile” e qualcuno ha sperato di non avere un bambino “così vivace”. L’etichettatura è una rudimentale forma di classificazione ed è funzionale all’uomo per dare significato al mondo e non è un caso che etichettare sia ciò che la gente fa più di frequente, spesso anche “a pelle”, senza andare più in profondità, ma, purtroppo, le etichette sono spesso anche molto dolorose per chi se le ritrova addosso, si trasformano in giudizio. Per questo alcune cose, sebbene io sia consapevole che sono dette con affetto, mi lasciano già l’amaro in bocca e mi consegnano oscuri presagi di un futuro che per te non sarà sempre facile in questa società così lontana dai bisogni del bambino e così ignorante della sua essenza e in cui non sempre le medesime cose verranno dette col medesimo affetto. È vero, sei molto impegnativo, ma i giudizi su di te (come sui bambini in generale) assumono solo la prospettiva dell’adulto. Perchè tu sei semplicemente un bambino dalla vitalità immensa, prorompente, esuberante e la tua voglia di prendere a morsi la vita si vede nella gioia infinita con cui fai le cose, ogni cosa. Per te è tutto all’ennesima potenza, se ridi lo fai a crepapelle, se piangi urli come un disperato, se impari una cosa nuova la condividi con tutti e pretendi applausi e attenzione. Sei plateale. Le tue emozioni sono tutte manifestate con grande intensità e tutti devono darti attenzione, pretendi condivisione e partecipazione costanti, totali, e questo si vede anche dal fatto che puoi giocare anche per ore ma rigorosamente con qualcuno. Il gioco o il giocattolo in se non ha alcuna importanza: può essere il più bello del mondo ma da solo non ci giochi neppure per 5 minuti, può essere il più brutto del mondo ma se ci giochi con qualcuno diventa interessantissimo. Sei socievole, allegro, solare, determinato, caparbio. Sei semplicemente vivo, meraviglioso nella tua insaziabile vitalità e per quanto tu sia effettivamente un bambino impegnativo, estremamente impegnativo, di te non cambierei una virgola. Questo tuo essere “terribile”, quest’etichetta, nasce semplicemente dal fatto che siamo noi adulti inadeguati e con noi il mondo in cui vorremmo far vivere te e tutti gli altri bambini. Un bambino che si muove in continuazione non è un bambino agitato, è un bambino che esplora il mondo esterno e il proprio corpo. Un bambino che non vuole stare in un box non è un bambino irrequieto, è un bambino che vuole essere libero. Un bambino che non vuole giocare da solo non è un bambino terribile, è un bambino socievole che vuole apprendere con gli altri. Un bambino che vuole toccare tutto non è un bambino viziato, è un bambino avido di scoperte e di conoscenza. Un bambino che urla a gran voce ciò che vuole non è un bambino insopportabile, è un bambino che pretende l’attenzione che merita. Un bambino che fa di tutto per resistere al sonno non è un bambino difficile, è un bambino che vuole vivere ogni singolo secondo della sua giornata, che non vuole perdersi neppure un istante della propria meravigliosa vita. Ci sono troppe cose da fare, da scoprire, da sperimentare, perché perdere tempo a dormire? È sbagliato un bambino così? O sono sbagliati gli adulti che vorrebbero non dover modificare troppo le proprie vite, i propri impegni, i propri tempi? Che vorrebbero bambini silenziosi e immobili davanti a uno schermo, in un box, in una culla, dietro un banco? Questi adulti hanno smarrito il ricordo di loro stessi bambini, hanno dimenticato di quanto si siano annoiati chiusi in casa o a scuola, di quanto avrebbero voluto correre all’aria aperta e saltare nei fossi, di quanto trovassero molto più interessante dar la caccia alle lucertole o saltare sul cocomero asinino piuttosto che schiacciare un pisolino, di quanto avrebbero voluto che i loro genitori partecipassero alle loro avventure, di quanto trovassero noiosa la vita di quei grandi incapaci di dedicarsi ad altro che al lavoro. Quello che risulta loro insopportabile, estenuante, è la vitalità stessa del bambino, il fatto che li costringa a mettersi scomodi, a uscire di casa, a giocare, a tornare bambini, a ridefinire tempi, modi e priorità, a mettersi in discussione, a vivere. Non sopportano quella sete di vita eversiva e rivoluzionaria che si manifesta tanto più intensamente quanto più sono scomode le condizioni. La pioggia per un bambino non è un deterrente ad uscire ma la possibilità di saltare in una pozzanghera, di spalancare la bocca verso il cielo e bere le gocce al volo, di ammirare la meraviglia del fulmine e di indovinare dove andrà a cadere, di scorgere la magia dell’arcobaleno; il vento non è il nemico a cui sfuggire ma il piacere di lasciarsi scompigliare i capelli e di guardare gonfiarsi i vestiti, la scommessa di mandare più lontano di tutti il proprio aeroplano di carta, il mistero che fa volare l’aquilone; la quercia più grande non è una creatura pericolosa da cui potrebbe cadere un ramo ma un gigante da scalare per sentirsi più vicini al cielo, l’occasione per sfidare se stessi e superare i propri limiti, l’albero magico su cui costruire il proprio rifugio segreto, il giradischi che suona tutte le più belle musiche della natura, l’amico che fa il solletico con le foglie e aiuta a percepire il succedersi delle stagioni; il bosco non è il luogo pericoloso in cui perdersi ma il labirinto magico in cui mettere alla prova il proprio coraggio, in cui andare alla ricerca di un tesoro nascosto, in cui scovare vite strane e meravigliose e profumi inediti e inebrianti. Un bambino così non è un bambino terribile e non è un bambino sbagliato, è un bambino sano, forte e vitale e io non ti vorrei diverso, non cambierei nulla di questo tuo essere fiume in piena, energia pura e, a volte, mare in tempesta. Questa tua vitalità è un ciclone inarrestabile così forte, così coinvolgente, così vivificatore che mi sta trascinando in una nuova infanzia, in una nuova sete di vita, in una gioia di vivere travolgente e inedita e non c’è nascondiglio che tenga, bisogna uscire allo scoperto, spalancare le braccia per accogliere il nuovo e danzare sotto la pioggia; e un genitore pronto ad accompagnarti nel bosco, a saltare nelle pozzanghere, a spalancare la bocca al cielo e sfidarti a chi cattura più gocce di pioggia, ad insegnarti a scalare un albero e a danzare sotto la pioggia, non è un genitore eccentrico e incosciente, è il complice più speciale delle tue scoperte e della grande avventura della tua vita, è un genitore in cui alberga ancora quel bambino e che sa comprenderti perché ricorda come è stato per lui. E io non vedo l’ora di andare in cerca di lucertole con te.

Il primo bagno a mare!

IMG_20180809_194300.jpgQuest’estate, ad un anno appena compiuto, hai fatto la tua prima nuotata! Eravamo tutti tesi dal momento che farti il bagnetto a casa era ogni volta una tragedia ma tu, come al solito, hai stupito tutti dimostrando ancora una volta che con te nulla è scontato. All’inizio in effetti eri un po’ indeciso, guardavi le onde e provavi un po’ di timore, ti giravi verso di me e mi abbracciavi cercando la mia protezione, poi ho visto dei bimbi che giocavano in acqua poco più in la e ho pensato “osservando gli altri bambini divertirsi capirai che non c’è nulla da temere”. Avevo ragione. Ti ho portato vicino a loro, tu li hai guardati incuriosito e in meno di un minuto eravamo dentro l’acqua. Da allora ogni volta che hai visto il mare la gioia e l’emozione ti hanno fatto spalancare le braccia verso di lui per accoglierlo e per farti accogliere e appena ti portavo nell’acqua cominciavi ad agitare braccia e gambe come uno pronto a nuotare e anche il bagnetto è diventato più piacevole! Ah, ovviamente sei diventato un carboncino, un giorno si è avvicinato un ragazzo africano, mi ha dato il cinque a ha esclamato “voi bianchi africani!” IMG_20180814_131031244.jpgSebbene io non ami il mare di Baia domitia, così piatto e senza scogli, questa estate è stata bellissima. Siamo stati sempre assieme, ho lasciato a casa tutto, pc, pensieri, impegni e ho dedicato ogni mia giornata a te. Al mattino siamo andati sempre al mare e ogni pomeriggio abbiamo fatto lunghe passeggiate all’aria aperta in centro o a Formia. IMG-20180827-WA0017Un pomeriggio siamo andati anche a Gaeta, abbiamo ammirato la bellezza del golfo e abbiamo mangiato un gelato squisito. Questo tempo assieme è stato meraviglioso e so che lo è stato per entrambi perchè anche tu hai mostrato una tranquillità che a casa non avevi mai avuto. Hai fatto lunghe dormite che hanno consentito anche a noi di sentirci più riposati, abbiamo sperimentato tanti giochi, abbiamo fatto ogni mattina colazione assieme al bar all’aria aperta, io il mio caffè e il mio cornetto, tu il tuo biberon e un po’ del mio cornetto. Già, perchè tra i tanti passi avanti c’è stato anche lo svezzamento decisivo, quello dal mio seno. Hai preso gusto a camminare nel passeggino e hai imparato a fare tante cose nuove come metterti seduto da solo. Eri la star del parco: ogni volta che uscivamo di casa e percorrevamo il viale agitavi le braccia salutando tutti dal passeggino come un re dal suo trono. E tutti salutavano te, si fermavano, ti parlavano. La tua socevolezza è sicuramente una delle tue caratteristiche distintive ed una delle cose che più adoro di te. Anche io da piccola ero così ma la vita mi ha riservato un’amarezza precoce e ho innalzato troppo presto le mie mura difensive per tenere gli altri fuori, per tenermi al riparo da loro. Gli altri erano proprio i miei genitori, coloro che avrebbero dovuto essere un porto sicuro e che invece furono mare in tempesta. Ma per te non sarà così, lo so. E non perchè io possa giurare con la mano sul fuoco che le cose con tuo padre dureranno per sempre o che staremo sempre insieme. No, quest’insidia è sempre dietro l’angolo per tutti, anche per le coppie più forti. Ma se c’è una cosa che ricordo più di tutte è il vuoto immenso che montava, che cresceva ad ogni litigio, ad ogni schiaffo, ad ogni incomprensione. Un mostro che mi ha divorato per anni dal di dentro, fino a farmi sentire una pelle vuola, un’esuvia. So che cosa avrei voluto dai miei genitori nei momenti di tempesta e in quelli di calma, so cosa mi mancava e di cosa avrei avuto bisogno e il fatto di saperlo, di averlo così ben presente, il fatto che ancora oggi scotta e brucia, mi mette al riparo dal commettere almeno qualche errore. Ne farò altri, certo, ma posso prometterti che non sperimenterai mai il senso dell’abbandono che ho sperimentato io e che anche nei momenti di tempesta e lontananza non ti sentirai giudicato da me.